Laura - Solidali per il Malawi Onlus | Organizzazione No Profit

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Laura

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“Quando si riesce a cogliere il ritmo dell'Africa ,ci si accorge che è identico in tutta la sua musica..”
Ora, ripensando alla mia vita in Africa , la vedo come l'esistenza di chi, da un mondo sempre frettoloso e pieno di chiasso, arriva nel mondo della quiete.
Lasciato il frastuono delle nostre città ,in un viaggio che sembra interminabile, che porta con se punti di domanda, agitazione e un po' di timore, arrivi finalmente nella calda calma terra che se fino a poco fa sembrava lontanissima, ora la tocchi con mano.
Parti da un punto piccolissimo del mondo, come il mio paese, e arrivi in Africa, nel Malawi, a Mangochi …...un altro piccolo punto del mondo.
Tre le cose che mi hanno affascinato tanto da lasciarmi senza fiato sono stati: gli sguardi della gente, bambini e adulti, la natura con i suoi colori nitidi che abbagliano e la forza delle donne di questa terra..
In Malawi la terra è tanto arida quanto verde in alcuni punti, passi per strada e vedi donne chinate a raccogliere quel poco che è possibile coltivare. Le stesse donne che con fatica percorrono kilometri di strada portando nel loro “chitenghe” un neonato sotto un sole che imperterrito scalda, noi quasi in affanno e loro no, loro continuano a schiena dritta con quel piccolo fagotto in spalle e sulla testa brocche piene d'acqua. Certo, perchè l'acqua non la trovi dentro la cucina di casa tua, lì l'acqua la recuperi dai pozzi,a volte vicini ai propri villaggi, a volte lontanissimi...Le stesse donne che ti guardano fredde e distanti al tuo passaggio, ma appena ti avvicini conoscono ti regalano con un sorriso un calore immenso. La fatica, la speranza, la forza che hanno è indescrivibile e io l'ho incontrata negli occhi di quelle donne che venivano al Centro Nutrizionale St. John. Con questo centro padre Kimu aiuta le donne che, vivendo in villaggi distanti, spesso non possono garantire un nutrimento ai loro figli di pochissimi mesi; con l'aiuto di Edda, l'infermiera, padre Kimu , permette a queste donne di alloggiare nel centro finchè il bambino denutrito lentamente recupera in peso e forze,..le vedi allora accanto ai loro bambini senza lasciarli un attimo...in silenzio, quasi non volessero disturbare.
Accanto al centro nutrizionale c'è una piccola infermeria dove una volta al mese giungono le donne malate di Aids che recuperano il medicinale per lottare con questa malattia che in Africa è diffusa in percentuale altissima...
Le donne giungono da villaggi distanti , a piedi scalzi per ricevere anche un solo pezzo di sapone , una maglietta o una coperta per il loro bambino...è impossibile non aiutarle, e loro ti ringraziano sempre per tutto , con un sorriso , una parola :ZIKOMO, Grazie. Le porte di padre Kimu non sono mai chiuse a nessuno e lo dimostra la moltitudine di bambini che invadono la sua scuola elementare e i suoi due asili dove il numero di bambini accolti supera di molto il numero di posti disponibili.
Quando entri nel cortile degli asili dove i bimbi cantano e ballano è impossibile contarli perché sbucano da ogni parte e non appena ti vedono non c’è più scampo, prendono la rincorsa e al grido “AZUNGU” (uomo bianco) ti sommergono e ti fanno sentire più importante di qualsiasi personaggio famoso.
Per loro l’asilo più che essere istruzione, per il momento è soprattutto la certezza di avere almeno due pasti sicuri al giorno: colazione e pranzo. Proprio per questo motivo Padre Kimu accoglie più bambini e quindi lo sforzo che fa per aiutarli è immenso.
Di questa esperienza tutto mi è rimasto impresso ma la cosa che più mi ha colpita è stato l’accompagnare Edda durante le visite ai villaggi: si partiva per le 8,30 e si percorrevano strade dissestate e aride. Una volta giunti al villaggio, che sembra sempre deserto, si scaricano gli “attrezzi” per misurare e pesare i bambini e i sacchi di farina nel frattempo il villaggio comincia a prendere vita e cominciano ad arrivare le donne con i bambini. La cosa più importante di ogni villaggio è un grosso baobab intorno al quale vengono prese le decisioni, si riunisce il capo villaggio con i vari responsabili o le donne e i loro bambini... Immobili, in silenzio, attente ad ascoltare sotto l'ombra del Baobab , l'insegnamento dell'infermiera.
Insegnamento che può essere di igiene casalinga, di cura del neonato, della prevenzione alla malaria ecc. Tutto questo per donne che non sapendo né leggere né scrivere non hanno altro modo per imparare se non cantando ritornelli e così memorizzare. Un sorriso nell'osservarle è inevitabile. Dopo la lezione, tutte in ordine, in fila indiana a turno sottopongono i piccoli al controllo. Con una bilancia fatta da un pezzo di stoffa e un ramo di Baobab , si pesa il bambino, poi con l'aiuto di uno strumento in legno si misura l'altezza ed infine la circonferenza del braccio. Proprio in base a questi parametri si capisce se il bambino è sottopeso e si decide la quantità di farina da lasciare a ciascuna mamma. In realtà, è un impasto oleoso ottenuto mischiando olio e questa farina, a mano, è un composto di sostanze nutrienti per permettere al bambino un apporto sufficiente di proteine, vitamine e altre sostanze nutritive vista la scarsità di cibo, soprattutto in certi periodi dell'anno. Questo impasto viene donato a ciascuna mamma, a cui si riempie la propria ciotola poi , ognuna poi torna alla propria vita. I bambini sottopeso o in condizioni gravi invece vengono portati direttamente al centro nutrizionale insieme alla mamma, o nonna o parente... molti sono i bambini orfani.
Tutto questo all'ombra di un Baobab, questa pianta così maestosa , simbolo di questa terra. Intorno al Baobab si prendono le decisioni piu importanti di un villaggio, vengono fatte le riunioni e i dibatti principali, sembra primitivo a pensarci eppure ti capita di essere per strada e li trovi là tutti accolti in ascolto e anche tu puoi tranquillamente partecipare. Mal che vada ,ti guardano e sorridono di te. Potresti fermarti per ore sotto l'ombra di un Baobab ad ascoltare il silenzio, a sentire il profumo di una terra che è fatta di natura, ad ammirare degli spazi così aperti che difficilmente rincontrerai.

Laura V.
 
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